Brook Preloader

Coturnice e Gallo forcello in drammatico calo in FVG: stop alle doppiette

CACCIA:

Wwf, Legambiente, Lac e Lipu minacciano azioni legali se la Regione non adotterà un provvedimento di sospensione della caccia alle due specie: i dati dicono chiaramente che stanno scomparendo dal territorio regionale.

“Fagiano di monte e coturnice si stanno avviando verso l’estinzione dal territorio regionale e l’assessorato che fa? Invece di sospenderne immediatamente la caccia adotta un provvedimento di limitazione dell’attività venatoria, identico a quelli già adottati negli anni passati che, dati alla mano, non hanno affatto arrestato il drammatico calo della popolazione di queste due specie in Friuli Venezia Giulia. Se la Regione non corre ai ripari siamo pronti ad una denuncia penale per omissione d’atti d’ufficio”.

L’avvertimento arriva dalle associazioni ambientaliste, pronte ad ogni iniziativa per impedire la scomparsa dal territorio regionale di due specie le cui popolazioni nell’ultimo decennio sono state, e sono tuttora, interessante da un inesorabile declino.

Andando ad analizzare i dati di censimento effettuati dalle riserve di caccia negli ultimi anni e pubblicati sul sito web della Regione (vedi file allegato), si scopre che dal 2007 la consistenza del fagiano di monte o gallo forcello è diminuita in regione di circa il 12% e nel tarvisiano di una misura dell’ordine del 20-25%. Alcuni distretti del tarvisiano, addirittura, non lo censiscono nemmeno più (e tra questi c’è anche l’Azienda faunistico venatoria Picco di mezzodì, di proprietà della Regione!).

Se si vanno poi a vedere i dati pubblicati dalla Regione nel Piano faunistico adottato in via preliminare (disponibili sul sito www.cacciafvg.it) si vede che il gallo forcello nel 1955 aveva una consistenza stimata in Friuli di 7-10mila individui a fine estate, ridotti a 5600-6000 nel 1989 e 4500-5500 nel 2002.

Non parliamo poi della cuturnice, la cui diminuzione è ovunque dell’ordine del 20% nell’ultimo triennio e la cui situazione pare ormai drammatica.

Di fronte a tutto ciò, la Regione che fa? Adotta un decreto, come quello emanato dall’assessorato all’agricoltura e pubblicato sul Bur del 14 settembre 2011, di limitazione della caccia alle due specie, senza quantificarla, semplicemente posticipando l’apertura della stagione venatoria al 16 ottobre 2011. “Si noti – attaccano gli ambientalisti – che questo decreto è la reiterazione ennesima di altri precedenti, che si ripresentano puntualmente ogni anno addirittura dal 1999. Allora sorge spontanea una domanda: se le limitazioni servono per conservare la fauna ma questa non si riprende mai, anzi continua a diminuire (e infatti il decreto viene rinnovato), non è forse oramai attestato che la caccia a queste specie non è compatibile con il principio della saggia utilizzazione previsto dalle normative europee e richiamato dall’art. 37 della legge regionale 13/2009?”. 

Il suddetto articolo prevede che l’Amministrazione regionale accerti “che l’attività venatoria (..), quale risulta dall’ applicazione delle disposizioni nazionali e regionali in vigore, rispetti i principi di una saggia utilizzazione e di una regolazione ecologicamente equilibrata delle specie di uccelli interessate e sia compatibile, per quanto riguarda il contingente numerico delle medesime, in particolare delle specie migratrici, con le disposizioni derivanti dall’articolo 2 della direttiva 79/409/CEE”.

“Allora la Regione – si chiedono le associazioni – in che modo ottempera a quest’obbligo di legge? Non è forse l’ora di modificare il calendario venatorio vietandone la caccia?”.

“Se l’assessore non chiuderà immediatamente la caccia a coturnice e gallo forcello – concludono Wwf, Legambiente, Lac e Lipu – siamo pronti a rivolgerci a Bruxelles segnalando la violazione delle direttive comunitarie e alla Magistratura per verificare la sussistenza di ipotesi di illecito ambientale, ai sensi della direttiva che regolamenta la responsabilità penale in campo ambientale”.