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Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani: “quasi 4 anni di gestazione per avere meno regole e meno garanzie”

Udine, 16 marzo 2012             COMUNICATO STAMPA

QUASI 4 ANNI DI GESTAZIONE PER AVERE MENO REGOLE E  MENO GARANZIE

Le osservazioni di Legambiente FVG al Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani nell’ambito del processo di valutazione ambientale strategica

Iniziato nel 2008 con un ampio processo di partecipazione che coinvolse i portatori di interesse, le associazioni ambientaliste e la società civile, il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani vide la luce nel 2009 e dopo aver attraversato ben 3 assessori all’ambiente è stato adottato a fine 2011.
Nel Piano si tratta ampiamente dei princìpi europei di gestione dei rifiuti: dalle politiche di prevenzione e riduzione dei rifiuti, al riuso e alla preparazione per il loro riutilizzo, si discute sulle modalità di raccolta differenziata per arrivare all’obbiettivo del 65% di raccolta differenziata analizzandone costi ed efficacia, si denuncia l’obsolescenza degli attuali impianti di selezione e si ipotizzano diversi scenari per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili dove trovano sempre posto inceneritori e discariche.
Purtroppo però nelle Norme di Attuazione del Piano, la parte vincolante che prevede le linee di azione su cui la Regione ha deciso di puntare, si leggono ben poche regole e vincoli, vengono riassunti i principi, ma non si legge un quadro preciso di dove si vuole arrivare, se non quello di togliere le pastoie burocratiche e lasciare che sia il mercato a determinare la strada da percorrere che sarà sicuramente la più economica per i gestori di rifiuti, ma non necessariamente la migliore per i cittadini e l’ambiente.

In particolare si prevede un programma ad hoc per la riduzione dei rifiuti ma non si definiscono i tempi della sua redazione e tutto fa pensare che si aspetteranno le linee guida nazionali che non arriveranno mai visto che a livello nazionale i problemi per la gestione dei rifiuti sono ben altri;
sulla raccolta differenziata ci si accontenta del 65% del Testo Unico nazionale quando molti comuni friulani e addirittura l’intera provincia di Pordenone sono oltre il 75% a cui è possibile arrivare senza drammi e sacrifici; inoltre senza precise sanzioni ai comuni inadempienti non succederà nulla; anche sulla qualità della raccolta differenziata che spesso lascia a desiderare anche nei comuni più “ricicloni”, si propongono controlli ma non si dice chi li effettuerà, con che frequenza e con quali risorse.
Per ciò che riguarda il trattamento dei rifiuti non riciclabili non viene svolto un sufficiente approfondimento delle tecnologie disponibili per il loro recupero come materia, mentre viene dato per scontato che la maggior parte di questi debbano essere inceneriti a Trieste o nei cementifici del pordenonese come dimostra l’ampia documentazione riportata nel Piano.
Infine per le discariche, che il Piano dichiara ripetutamente di voler minimizzare in quanto peggior destinazione per i rifiuti, si prevedono ben 200 000 t all’anno di smaltimenti quando le nostre previsioni, tenuto conto degli obbiettivi di riduzione, della RD programmata e degli impianti di selezione e incenerimento presenti, sono meno della metà.
Si propone infine di confrontare le varie ipotesi impiantistiche relative agli scenari ipotizzati per la gestione dei rifiuti mediante corrette analisi del ciclo di vita (LCA) dei rifiuti tenendo conto anche della ormai sempre più diffusa Valutazione d’Impatto Sanitario (VIS), al fine di valutare correttamente l’impatto sull’ambiente e sulla salute delle varie tipologie di trattamento e smaltimento dei rifiuti.

Michele Bernard
Responsabile Gruppo Rifiuti di Legambiente FVG