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Legambiente: no ad un nuovo impianto a carbone a Monfalcone

COMUNICATO STAMPA
Monfalcone, 29 novembre 2012

Legambiente: no ad un nuovo impianto a carbone a Monfalcone. Bisogna abbandonare progressivamente le fonti fossili e promuovere energie rinnovabili ed efficienza energetica.

La politica energetica che Legambiente persegue esclude la possibilità di realizzare nuovi impianti a carbone in Italia. E’ di questi giorni una grande mobilitazione contro la costruzione di una centrale a carbone a Saline Ioniche (RC), ed anche per Monfalcone il circolo ed il regionale di Legambiente affermano lo stesso indirizzo.

 E’ in fase di pubblica consultazione la Strategia Energetica Nazionale (SEN), che deve stabilire quale sia il modello di sviluppo energetico che l’Italia vuole perseguire. A questo bivio, ci si può inoltrare sulla strada di un modello vecchio, pericoloso e senza futuro che rilancia il carbone oppure scegliere una via di innovazione, lungimirante e sostenibile, fatta di un mix equilibrato di rinnovabili, efficienza e risparmio energetico.Pur apprezzando, perché non frequente negli atteggiamenti di chi propone opere a forte impatto ambientale che incidono per anni sui territori e le comunità locali, la parte del piano industriale di A2a che prevede la realizzazione di una rete di teleriscaldamento e alcuni interventi  migliorativi che si otterrebbero con un impianto più moderno, rimane il fatto che il piano industriale che prevede un nuovo gruppo a carbone da 340 MW comporterebbe la perpetuazione di una politica energetica basata sui combustibili fossili, i maggiori responsabili delle emissioni di CO2 e dell’effetto serra. 

Con il cambiamento climatico in atto, ormai oggetto di cronaca quotidiana, che determina un’alternanza di periodi di siccità a fenomeni atmosferici molto intensi, con conseguenti devastazioni, alluvioni e frane anche in zone fino ad oggi non considerate a rischio, non possiamo più permetterci di costruire nuovi impianti che utilizzano combustibili fossili. Bisogna oltretutto sapere che, a fronte di una richiesta energetica massima di 56.822 MW (avvenuta nel 2007), l’Italia già dispone di una potenza installata che supera i 118.443 MW, una sovracapacità produttiva che costringe le grandi centrali termoelettriche, per definizione poco flessibili a modulare la produzione a seconda della richiesta di energia, a funzionare a scartamento ridotto. Questo avviene, è il caso di dirlo, soprattutto nelle centrali turbogas che utilizzano il metano. Sono quindi del tutto incomprensibili e fuori luogo le insistenti richieste, che provengono da più parti, di riconversione a gas della centrale.
Perciò Legambiente, apprendendo con soddisfazione la prossima definitiva dismissione delle due sezioni ad olio combustibile (da 640 MW e di gran lunga le più inquinanti), invita A2A a ripensare al futuro dell’insediamento di Monfalcone, immaginando un riassetto che guardi ad esperienze innovative già adottate in Italia.
Inutile rincorrere vecchie logiche fondate sulle energie fossili, all’Italia e a Monfalcone serve ripartire da una riconversione energetica fondata sull’innovazione e sulle fonti pulite. Le esperienze concrete sul territorio nazionale non mancano: l’Archimede Solar Energy, azienda umbra del gruppo Angelantoni, produce a Massa Martana in Umbria su licenza Enea tubi ricevitori a sali fusi per le centrali solari termodinamiche. Lo stesso vale per la 3Sun, una Joint Venture tra Enel Green Power, Sharp e STMicroelectronics, che a Catania ha realizzato la più grande fabbrica italiana di pannelli fotovoltaici a film sottili.

Il futuro dell’energia è già qui e bisogna adottarlo con decisione. A ricordarcelo è anche la tromba d’aria che ha colpito ieri Taranto e l’Ilva.