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Turismo in montagna: un esempio su cui riflettere

Turismo in montagna: un esempio su cui riflettere

motocavalcata2013

L’estate è ormai finita e, anche se per molti appassionati comincia proprio adesso il periodo migliore in cui effettuare le escursioni, per il turismo montano è tempo di bilanci. Le cose, per usare un eufemismo, non sembrano essere andate molto bene e, almeno per quest’anno, difficilmente leggeremo di ottimistiche statistiche regionali che si contrappongono al consueto lamento degli operatori del settore. Mi permetto, così, di invitare tutti ad una riflessione su quali siano le strade da seguire, partendo dal racconto di un’esperienza vissuta personalmente.

Lo scorso 24 luglio mi sono recato con un amico al rifugio Obstansersee, sulle rive dell’omonimo laghetto. Per chi non è pratico, la località è raggiungibile dal Comelico Superiore e si trova sul versante austriaco delle Alpi Carniche. Lasciata l’auto nei pressi di Casera Silvella si procede tra i pascoli lungo una carrareccia che, più in alto, si trasforma in mulattiera e poi in sentiero. Oltrepassato lo spartiacque che fa da confine, si scende in breve alla bella conca che ospita il lago e il rifugio. Non mi soffermo nella descrizione dei luoghi (fiori, colori, panorami) incontrati in un paio d’ore di cammino, né sull’ospitalità dei gestori e la bontà dei cibi, quanto sulla sorpresa di trovare il piccolo rifugio, alle sette di sera di una giornata feriale, pieno di gente. Sottolineo che la località è raggiungibile solo a piedi. Dal versante austriaco ci vogliono circa tre ore di cammino, mentre i rifugi posti più ad est e più ad ovest, lungo il percorso della Traversata Carnica, si trovano a distanze ancora superiori; eppure (o, forse, proprio per questo) abbiamo contato almeno settanta persone (comprese famiglie con bambini), un paio provenienti dal Friuli, che cenavano e si apprestavano a pernottare.
Fatti di questo genere sono piuttosto frequenti anche nella vicina Slovenia, dove, nonostante i dislivelli impegnativi, nei rifugi attorno al Triglav non è raro doversi accontentare di sistemazioni di fortuna a causa dell’affollamento, segno della diffusione di una grande cultura e passione per la montagna nella popolazione di tutte le età. Bene, qualche giorno più tardi ho ricevuto una mail che, con alcune significative immagini, documentava come il pomeriggio di martedì 6 agosto, in una splendida giornata di sole, sul “rinomato” monte Zoncolan tutto fosse desolatamente chiuso: impossibile trovare una bella terrazza panoramica dove bere una birra fresca, il bar utilizzato come garage per motoslitte, la funivia in funzione ma senza nessun passeggero, rombo di motociclette in lontananza …. Credo che chi insiste nel ritenere che bisogna assalire la montagna con strade e impianti a fune e favorire l’accesso di mezzi a motore sempre più in alto dovrebbe ricredersi: non solo per l’ambiente e le tasche dei contribuenti, ma anche per il turismo è come darsi la zappa sui piedi!

Tolmezzo, 8 ottobre 2013

Marco Lepre – circolo Legambiente Carnia-Val Canale