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Un ricorso per fermare la caccia in FVG

Fermare la caccia in FVGcomunicato stampa del 9 giugno 2015

Caccia: la LAC ha depositato il ricorso per fermare la caccia in Friuli Venezia Giulia

Con 28 pagine di ricorso la LAC del Friuli Venezia Giulia con il sostegno e la collaborazione di LIPU, WWF, Legambiente E LAV ha chiesto oggi al TAR di fermare l’attività venatoria fino a quando la Regione non ottempererà agli obblighi di Legge. Primo tra tutti, quello di redigere e approvare un Piano Faunistico-Venatorio, atto obbligatorio dal lontano 1992 e finalizzato a garantire il rispetto del principio cardine della Legislazione comunitaria e nazionale: “L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purchè non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica”.

Con questa azione le associazioni ambientaliste – stante l’inerzia anche dell’amministrazione Serracchiani nonostante i plurimi solleciti- iniziano un percorso legale che certamente non sarà breve e nemmeno indolore, finalizzato a riportare legalità e decenza in un quadro normativo – quello regionale – sempre più degradato da norme clientelari a favore della peggior parte del mondo venatorio.

La fauna selvatica è – per Legge – un “patrimonio indisponibile dello Stato”. Omettere per 23 anni consecutivi procedimenti che ne garantiscono la conservazione o emanare norme palesemente in contrasto con la tutela di questo bene pubblico non è certamente in linea con la condotta del “buon padre di famiglia” a cui dovrebbe attenersi un amministratore regionale.

Nel Friuli Venezia Giulia il Consiglio Regionale ha emanato norme che consentono comportamenti che in ogni altro luogo d’Italia sarebbe sanzionato dal punto di vista amministrativo, o addirittura penale: cacciare sui terreni coperti da neve, sparare da natanti, liberare fauna pronta-caccia, cacciare il capriolo con il segugio e tante altre.

L’Istituto Nazionale per la Protezione e Ricerca Ambientale – organismo a cui è per legge delegato il compito di valutare la compatibilità con le esigenze di tutela della gestione venatoria di Regioni e Province – è stata totalmente esautorata nel Friuli Venezia Giulia.

Le ragioni di questa illegittima esclusione dell’autorità scientifica nazionale sono chiare: su molte delle pratiche venatorie richiamate nel ricorso, l’Istituto si era già in passato a dichiararle totalmente incompatibili con gli obblighi di tutela della fauna selvatica.

E’ il caso – ad esempio – della caccia con il segugio al capriolo, forma di caccia sulla quale l’Istituto affermò che: “non si reputa condivisibile, anche in relazione alle finalità complessive di conservazione della fauna contenute nelle vigenti norme di settore (art. 1, legge 157/92), la scelta di permettere e sostenere l’esercizio della caccia al Capriolo con l’ausilio di cani da seguito. “

Dall’omessa redazione del Piano Faunistico Regionale deriva anche un’altra conseguenza, fino ad oggi inapplicata nel Friuli Venezia Giulia. Come stabilisce l’articolo 15 della Legge quadro nazionale, se il piano non fosse stato approvato entro il 1995 i cacciatori non avrebbero più potuto entrare nei fondi altrui senza specifica autorizzazione.

Essendo fuori legge la caccia in regione i proprietari dei fondi ne possono vietare l’esercizio ed impedire l’accesso dei cacciatori.

IL RICORSO IN ALLEGATO