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Il Cnr conferma: l’estate 2012 la seconda più calda in 200 anni

Gli italiani non stenteranno a crederlo, ma è osservando la banca dati dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr) che arriva la conferma definitiva: dal 1800 ad oggi, questa è la seconda estate in cui nel Bel Paese si è sudato di più.

Le prime, consistenti piogge di fine stagione ancora di certo non bastano per far dimenticare le temperature roventi e le scarsissime precipitazioni dell’estate 2012.

Il risvolto della medaglia è rappresentato dalle scarse precipitazioni: in questo caso l’anomalia ha il segno meno, con la stagione estiva che incassa un deficit del 48% rispetto alla media, collocandosi all’11esimo posto tra le estati più siccitose degli ultimi 200 anni.

 

L’estate 2012 ha fatto registrare una anomalia di +2.32 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento (1971-2000). Più calda è stata solo l’estate del 2003 (+3.72 rispetto alla media). Mese per mese, questo giugno (il terzo più caldo di sempre) ha fatto registrare un’anomalia termometrica di +2.57 gradi, +1.94 per luglio (il sesto più caldo) e +2.45 per agosto (il terzo più caldo). Solo l’estate 2003 separa quella del 2012 dal podio. Allora lo scarto delle temperature fu di +3.72 rispetto alla media.

Vale la pena aggiungere al quadro alcuni dati regionali, tratti dal Rapporto sullo Stato dell’Ambiente 2012 redatto da ARPA – FVG. Nell’ambito del progetto comunitario CLIVALP sia il Servizio meteorologico austriaco che l’Agenzia per l’ambiente slovena registrano, nel quadrante sud-est dell’arco alpino, un aumento di 1 grado delle temperature medie a partire dal 1990 e una riduzione dello strato di neve al suolo (sequenze dal 1850 al 2010).

Dal 1990 la temperatura media annuale di Udine (rappresentativa della media pianura friulana) oscilla tra 12,5 gradi e 14, mentre dal 1840 al 1990 l’oscillazione era compresa tra 11 e 13 gradi. Andamenti simili a Trieste, rappresentativa per la costa e la bassa pianura. Più complesso, per la variabilità elevata, valutare la piovosità.

Il Rapporto, infine, cita uno studio CIPRA del 2011 sui comprensori sciistici delle Alpi con certezza di innevamento naturale. Attualmente rientrano il 90% dei comprensori, ma 1 grado di aumento della temperatura li porterebbe al 75%, 2 gradi al 61%. In Friuli ciò significa che degli attuali 7 impianti, su 11, che possono ancora fruire di neve naturale si scenderebbe rispettivamente a 6 e 5. Uno studio del CAI – Sezione tutela ambientale del 2008, individuata una linea di affidabilità delle nevi a 1.500 metri e inserito un sito se il 50% della sua superficie vi rientra, indica un unico comprensorio in regione come affidabile. Ma già un aumento di 1 grado, come è la tendenza recente, escluderebbe anche quello. Con maggiori pressioni sugli usi della risorsa acqua quanto costerà l’innevamento artificiale?

Negli ultimi due secoli, le due estati più calde sono concentrate nei dieci anni a noi più vicini, in questi anni cominciamo a conoscere personalmente il global warming ed il suo impatto sulle risorse vitali come l’acqua e la resa agricola.
Non sarà il primo dei pensieri dei “leader” politici in tempo di crisi, ma sarebbe per noi più sensato che cominciassero davvero a capire che i cambiamenti climatici sono un problema economico e sociale e a farlo entrare nell’agenda delle cose da fare. Aspettiamo i prossimi programmi elettorali…

Legambiente FVG