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Legambiente FVG replica a Edipower

Legambiente FVG replica a Edipower

bandieraneraCOMUNICATO STAMPA
Udine,  12 agosto 2013

Edipower ci contesta l’assegnazione della Bandiera Nera per i danni causati dalla gestione dello svuotamento del bacino del Lumiei.
Una replica puntuale per evitare che le cose si ripetano a Verzegnis e altrove

Il comunicato su carta intestata di Edipower -che si allega in calce al presente articolo- a firma del responsabile comunicazione di A2A SpA per il Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, relativo al conferimento da parte di Legambiente della bandiera nera ad Edipower per il disastro provocato dallo sfangamento del bacino di Sauris, deve essere sembrato una autoassoluzione d’ufficio, una palese mistificazione della realtà verificata sul terreno e un metodo prepotente e coloniale verso il territorio interessato se, nonostante fosse inviato già il 1 agosto a tutti gli organi d’informazione operanti in regione questi lo abbiano trascurato, relegandolo  –  ben 10 giorni dopo –  in un angoletto in fondo alla pagina locale di un unico quotidiano in cronaca di Sauris. Chissà se solleciti siano venuti localmente …

Al “tutto va ben, madama la marchesa “ di Edipower sarebbe sufficiente rispondere sinteticamente che, mentre il progetto di svaso approvato prevedeva determinate concentrazioni massime di fango, determinati tempi dello svaso, e che la colata interessasse solo l’asta del Lumiei, tutto ciò non si è verificato. La colata di fango sarebbe finita alla confluenza del Fella e oltre, tant’è che per evitare ciò si è ricorsi a scavare traverse sull’alveo del Tagliamento e poi a “sotterrare” il fango in buche appositamente scavate in alveo.  Altro che rispetto del progetto e delle procedure!

Invece insistiamo su questo episodio, poiché non vorremmo che quanto avvenuto con lo svaso del bacino del Lumiei non sia altro che la sperimentazione di un metodo che verrà adottato da Edipower anche nel prossimo sfangamento del bacino di Verzegnis, dove il fango basta ed avanza a coprire tutta la valle. Allora forse ci sarà concesso di parlare di disastro ambientale? Ed inoltre la procedura messa in atto dagli uffici ministeriali per la pulizia degli invasi idroelettrici riguarda tutto il territorio nazionale e quello del Lumiei è, per noi, un paradigma negativo fino a prova contraria.

Nel dettaglio, il comunicato di Edipower travisa i fatti.

Infatti:

  • L’improcrastinabile svuotamento del lago di Sauris  deriva da una  prescrizione dell’Ufficio Tecnico delle dighe di Venezia che, ancora nell’anno 2009, imponeva ad Edipower  la messa in sicurezza dello scarico di fondo. Ciò si rendeva necessario in quanto, già dall’anno 2005, ovvero dalla data di approvazione del Piano di Gestione (tuttavia tale situazione era preesistente), veniva disatteso da Edipower l’obbligo previsto dal Piano stesso, di attuare, due volte all’anno, manovre di esercizio sullo scarico di fondo, onde garantirne la pervietà  e mantenere in tal modo gli standard di sicurezza richiesti da una tale infrastruttura. Quindi l’obbligo, l’urgenza e la dimensione dell’intervento realizzato, discendono da una mancata ottemperanza da parte di Edipower, di obblighi di legge finalizzati alla sicurezza della popolazione.
  • La perdita di profitto a causa dell’interruzione dell’attività è stata minimizzata in quanto:
    • l’acqua dell’invaso è stata sfruttata a scopo idroelettrico da Edipower fino al raggiungimento del limite dell’imbocco di derivazione, al di sotto del quale ciò non era più possibile per ovvi motivi; tale circostanza ha causato l’effetto di non disporre di acqua all’interno dell’invaso al momento del rilascio ,  acqua la quale avrebbe potuto, tramite lo scarico di mezzofondo, essere sfruttata onde diluire le concentrazioni di limo prevedibilmente molto alte;
    • le modalità di fluitazione riteniamo siano state scelte in base soprattutto a criteri economici ovvero per incidere il meno possibile sui costi dell’operazione; infatti tutti gli accorgimenti per limitare l’impatto sul corpo fluviale sottostante, si riducevano ad una previsione di utilizzo dell’acqua proveniente da altra derivazione per l’eventuale diluizione (che invece è stata utilizzata  per smuovere ulteriormente i fanghi tramite lance a pressione) e ad una scarna dicitura quale “indicare delle manovre di emergenza al verificarsi di casi particolari  (eventi di precipitazione intensi, superamento di picchi di concentrazione tollerati “ (Decreto n.SIDR- 1496 ISF/LUM/GI dd 25.06.12), mai indicate né messe in opera;
    • la durata temporale dell’operazione era prevista di otto settimane ma già al quindicesimo giorno erano stati fluitati circa 30.000 mc di materiale (quindi l’obbligo imposto dall’Ufficio Tecnico era stato ottemperato). A quel punto Edipower ha accelerato la discesa di ulteriori 20- 30.000 mc e in venti giorni, ciò che doveva discendere in otto settimane, era stato smaltito. Tale modalità di sfangamento ha permesso al gestore di risparmiare sui tempi e anticipare il riempimento dell’invaso (e la veloce ripresa dello sfruttamento idroelettrico) a svantaggio del corpo idrico il quale ha dovuto sopportare una incredibile colata fangosa (quasi budino), della durata di ventidue giorni, la quale ha azzerato ogni forma di vita acquatica (come ben documentato e verbalizzato da vari organi competenti e di vigilanza) raggiungendo e interessando anche una porzione consistente del fiume Tagliamento, mettendo in allerta e preoccupando i comuni rivieraschi. In nessun atto si è ancora potuto riportare la quantità certa di limo riversato.
  • La normale dinamica torrentizia, ovvero in assenza di opere da presa, fa sì che i limi delle dimensioni di quelli depositatisi nel corso dello svasamento in questione, raggiungano sempre la media e bassa pianura e non si depositino mai in montagna; i torrenti di montagna infatti, sono composti, in tutto il loro materasso ghiaioso, da ciottoli di dimensioni molto maggiori e ciò è motivo della permeabilità degli stessi. Infatti il corpo idrico, costituito da materasso, acqua di capillarità, acqua fluente di superficie e falda più o meno profonda, nutre le sorgenti di montagna e le falde, proprio in forza della propria natura permeabile. Stravolgere tale natura significa andare incontro a notevoli cambiamenti di un tale delicato equilibrio. Per questo motivo, l’affermazione secondo cui “ il limo sceso durante l’operazione di svaso ha ricostituito le frazioni fini dell’alveo del torrente Lumiei, prolungandone il tratto bagnato (…) consentendo così lo sviluppo di un ambiente acquatico su un lungo tratto prima normalmente asciutto”, rappresenta letteralmente una presa in giro. Infatti si allude alla funzione di “asfaltatura” che il limo ha di fatto realizzato, infiltrandosi tra i ciottoli e creando uno strato impermeabile al di sotto di essei, impedendo in tal modo all’acqua di raggiungere gli strati profondi del materasso ghiaioso. Ciò rappresenta un danno all’ecosistema fluviale, e non un vantaggio se non per Edipower la quale potrà ora esibire un minimo vitale sempre misero ma più visibile di prima. Infatti, se precedentemente alle operazioni il torrente si presentava asciutto in superficie, ciò non era dovuto alla poca impermeabilità del materasso (il quale, non deve essere impermeabile) ma alla sessantennale opera di sottrazione dell’acqua da parte di SADE, ENEL ed infine Edipower. Si ribadisce che una tale quantità di argilla, seppur non contaminata, riversata nell’arco di pochi giorni lungo un cristallino torrente di montagna, non presenta nessun carattere di naturalità; né fisico, né chimico, né paesaggistico, né estetico; ne sanno qualcosa i cumuli di pesci morti che Edipower ha dovuto, lamentandosi pesantemente dei costi sostenuti per tale triste pulizia, far rimuovere dal letto del torrente Lumiei.

Sorvoliamo sulla riqualificazione dell’ittiofauna poiché quando si azzera la fauna esistente e tutta la catena alimentare ad essa connessa, nessuno può parlare di operazione di riqualificazione. Ciò che si pesca oggi è pesce di allevamento immesso ad hoc per calmare gli animi dei pescatori; come in una grossa vasca da bagno.

Edipower non ha rispettato le già poco stringenti prescrizioni impartite dagli Enti Regionali, sforando le concentrazioni di sedimenti sospesi previste (raggiungendo anche 59 g/l invece di 5-7 g/l previsti ed autorizzati) e non mettendo in atto alcun accorgimento per impedire i danni perpetrati come avrebbe dovuto fare; non c’è nessuna indagine, di nessun Ente che affermi il contrario, anzi, sia ETP che Arpa hanno a più riprese indicato come: “Di fronte ad un evento di tale eccezionalità è impossibile effettuare previsioni di durata dell’irreversibilità dell’impatto e del danno ambientale”.

Per quanto riguarda la trasparenza, si fa notare che su quattro conferenze dei Servizi, nemmeno ad una è stata ammessa la presenza delle associazioni ambientaliste, mentre, al momento della discussione e del voto da parte dei componenti pubblici, i rappresentanti di Edipower non sono stati allontanati dalla sala. Inoltre, in alcuni passaggi della corrispondenza ufficiale tra Enti pubblici ed Edipower, i primi sottolineano la scarsità di dati trasmessi dal gestore e solo in seguito all’indagine avviata dalla Procura di Tolmezzo, tali lacune sono state colmate. Pur tuttavia permangono ancora molti interrogativi. Uno per tutti: a quale profondità è giunto il limo all’interno del materasso fluviale e quali effetti deriveranno, per esempio in caso di alluvioni dalla mancanza di capacità di drenaggio e di assorbimento del corpo idrico. E sull’ecosistema , questo sconvolgimento profondo, quali conseguenze e per quanto tempo provocherà?

La risposta si perde nell’ acqua canterina dei nostri ultimi pochi torrenti integri e vitali, per i quali Legambiente si batte perché restino tali e perchè si ripensi il sistema idroelettrico del Tagliamento, figlio di una (in)cultura coloniale, del massimo profitto, di spregio verso il territorio e la sua popolazione. La stessa (in)cultura del Vajont. Ci si consenta il paragone ardito.

Legambiente del FVG