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Legambiente FVG: l’acqua è un bene comune da tutelare, i pozzi artesiani nella Bassa Pianura devono essere regolati

Da oltre dieci anni, Legambiente FVG chiede alla Regione la chiusura o per lo meno la regolazione dei pozzi artesiani della Bassa Pianura. Oggi, di fronte alla siccità che stiamo vivendo, non è più accettabile continuare a sprecare una risorsa purissima come l’acqua, bene comune (come sancito anche dal referendum del 2011), che non può rispondere a logiche di appropriazione ingiustificate.

Così si esprimeva nel 2012 il Piano Regionale di Tutela delle Acque (allegato 3, p. 90): «a fronte di un fabbisogno medio giornaliero d’acqua pro capite generalmente stimato pari a 250 litri, risulta che ogni abitante che nel Friuli Venezia Giulia fa ricorso a pozzo domestico artesiano consuma ben 17.937 litri al giorno, cioè 72 volte le reali necessità.

Pertanto, ai fini del risparmio della risorsa idrica sotterranea, ciascun pozzo artesiano a risalienza naturale dovrà essere dotato quanto prima di un dispositivo di regolazione atto a impedire l’esercizio a getto continuo.

Si ritiene congruo stabilire il limite di 0,1 l/s quale portata media giornaliera di ciascun pozzo. Tale limite è coerente con quanto già previsto nelle aree limitrofe del Veneto e produrrebbe un risparmio idrico quantificabile in circa 27 m3/s.”

Per attuare tale previsione di Piano in questi anni la Regione non ha mai convocato il tavolo regionale sui pozzi artesiani previsto dal PRTA e non ha fatto nulla nonostante le ripetute sollecitazioni fatte da Legambiente.

Spetta alla Regione regolare i flussi dei pozzi, cosa che finora non ha fatto e che oggi, con l’ordinanza Fedriga, fa in una logica emergenziale, nonostante a stabilirlo sia proprio il Piano Tutela Acque.

Per Legambiente, il tema non è più rinviabile.

 

Articolo precedente sul tema:
Legambiente FVG: “Affrontare la siccità di oggi per prepararsi al futuro: regolare i pozzi artesiani della Bassa Pianura è prioritario”